sabato 30 luglio 2016

Iain Grysak: "Diventare Animali: Ashtanga Yoga e Meditazione per lo sviluppo dell'Intelligenza Organica"

Sono molto grata a Iain Grysak sia per aver scritto questo interessantissimo articolo (qui il link alla versione originale), che per avermi dato l'opportunità di tradurlo per i praticanti italiani. Iain Grysak è fondatore di Spacious Yoga a Bali, e pratica Ashtanga Yoga da 16 anni. La sua esperienza, arricchita dalla meditazione Vipassana, è davvero utilissima a tutti noi praticanti. Non nego che la lettura di questo saggio mi ha letteralmente ipnotizzata: trovo che le idee di Iain in tema di spiritualità siano quanto mai importanti nel momento storico che la nostra umanità sta vivendo. Solo tornando Animali possiamo sopravvivere a Kali Yuga.
Iain Grysak

"Diventare animali: Ashtanga Yoga e Meditazione per lo sviluppo dell'Intelligenza Organica"

"Uno dei praticanti del mio programma Mysore mi ha chiesto recentemente: "Se una postura è più facile da un lato rispetto all'altro, devo trattenere lo sforzo dal lato più aperto per compensare il lato più chiuso?" 
La mia risposta nasce da quello che considero uno degli aspetti più belli della pratica Ashtanga. Il testo che segue è una versione più ampia della mia risposta a questa domanda:
"Non cercare di indirizzare coscientemente l'intelligenza organica del corpo. La sequenza in sé ed i vinyasa contengono una profonda intelligenza. Sono stati progettati per ricostruire il corpo attraverso molti anni di pratica quotidiana. Il corpo ha, inoltre, una sua innata intelligenza organica. L'intelligenza del corpo interagisce con l'intelligenza della pratica in un modo sottile, che nemmeno il massimo esperto di anatomia può vedere chiaramente.
I modelli di tensegrità che stabilizzano il corpo esistono all'interno di una vasta e complessa rete che ha una propria intelligenza intrinseca. Ciò che osserviamo in superficie può talvolta apparire illogico - come un lato del corpo che si apre di più rispetto all'altro, o alcuni tipi di dolore transitorio. Ma, se potessimo vedere ciò che sta accadendo sotto la superficie, nella miriade di complesse interazioni organiche che non possiamo percepire direttamente, ciò che sta accadendo ha un suo perfetto senso. L'espressione esterna del corpo è semplicemente un fenomeno passeggero, il sottoprodotto di un più vasto processo interno. L'intelligenza organica e istintiva del corpo sa molto bene ciò che sta facendo. Spesso è meglio non imporre le idee coscienti sui processi corporei in atto, perché le nostre idee coscienti si basano su informazioni molto limitate - l'espressione esterna che si vede in superficie.
Dobbiamo fidarci dell'intelligenza innata del corpo che dirige questo profondo processo interiore nel miglior modo possibile. In questo modo rilassarsi è più facile: si cede a qualcosa che in realtà non richiede manipolazione cosciente. Eseguite tutte le posture e i vinyasa della vostra pratica ogni giorno, in ordine, con sensibilità e consapevolezza. Qualunque parte del corpo si apra in quel particolare giorno, lasciate che accada. Non trattenetela. Qualunque parte del corpo resista in quel particolare giorno, non forzatela. Rispettate questa resistenza, non contrastatela ma piuttosto incontratene i limiti. In questo modo, la pratica fluisce spontaneamente e riusciamo ad osservare la sua magia dispiegarsi interiormente, cambiando quotidianamente i campi di tensione e rilassamento nel corpo. Un viaggio meraviglioso che cambia e si evolve nel tempo". 
Ho una pratica quotidiana delle prime 4 serie dell'Ashtanga Yoga, senza alcuna alterazione alla sequenza, da 13 anni. Quanto scritto sopra descrive, in base alla mia personale esperienza e all'osservazione di centinaia di praticanti che ho seguito, la mia percezione su come questo sistema funziona al meglio e in modo sano sul corpo umano. Il concetto di "resa" ad un'intelligenza superiore è la chiave di questa esperienza.
Credo che la "resa" sia una proprietà intrinseca di una mente umana sana. La mente umana ha una forte tendenza alla concettualizzazione, nel tentativo di controllare sia ciò che è dentro che ciò che è "fuori". Si tratta di una capacità meravigliosa da usare quando è opportuno. E' però anche importante capire che senza resa, o rinuncia al controllo, non esiste rilassamento. Se cerchiamo continuamente di controllare e manipolare noi stessi e ciò che ci circonda, saremo in costante stato di stress: una condizione patologica. Lo stress è malsano per qualsiasi organismo. Una certa tensione è necessaria perché la vita si concretizzi, e un certo grado di manipolazione e concettualizzazione cosciente aumenta la nostra qualità della vita, ma un equilibrio dinamico tra uno stato di tensione (o stress) e relax (o resa) è probabilmente più funzionale e sano. Questo equilibrio è un'altra forma di bandha.
Nei sistemi spirituali e religiosi il concetto di "resa" è un ingrediente essenziale nel percorso di liberazione. In altri articoli, ho discusso di come questa resa spesso si trasformi nel cedere il proprio potere personale - a un dio, a un guru, al dharma, ad un concetto, ad un ideale immaginato e irraggiungibile, ecc. In questi contesti, per molti la resa diventa una sottile ma potente forma di controllo e sudditanza, che esprime una mancanza di autostima. Le religioni moderne e la spiritualità si sono radicate culturalmente capitalizzando sulla necessità intrinseca e caratteristica della mente umana di "cedere", alimentandola con concetti astratti nobili cui arrendersi, come gli dei, i guru, i cieli e gli ideali di liberazione.
Non è un caso che le moderne forme di religione e di spiritualità si siano sviluppate circa 10.000 anni fa, insieme all'agricoltura, e al percorso di espansione e crescita incontrollata dell'umanità. La necessità di organizzare un maggior numero di persone in reti sempre più cooperative, basate su sempre più innaturali mansioni specializzate richiedevano una ideologia, un mito, una storia condivisa comune su cui concordare e a cui vincolarsi. La religione e la spiritualità si sono evolute per svolgere questo ruolo fondamentale per le società, organizzate sul lavoro.
I concetti religiosi e spirituali che pretendono di essere di origine divina, sono quindi essenzialmente insindacabili per noi mortali e imperfetti per svolgere questo ruolo. I primi uomini moderni, al fine di ottenere la libertà, il cielo, la salvezza, o la pace eterna, dovevano arrendersi alle richieste delle potenze superiori - gli dèi, i guru, i concetti, gli ideali di liberazione - che governavano l'universo. Un metodo che si è rivelato molto efficace e ha permesso alle popolazioni di continuare a cooperare ed espandersi, fino al punto che abbiamo raggiunto ai giorni nostri, che hanno ben poco a che fare con il nostro sé organico, con le radici animali che ci connettono alla rete delle specie presenti sul pianeta terra.
Questo sistema era funzionale all'incremento numerico della nostra specie nelle prime fasi della rivoluzione agricola. Tuttavia, superate alcune delle leggi dell'evoluzione biologica della nostra specie, siamo arrivati ​​a un punto di crisi profonda, e la nostra stessa sopravvivenza è ormai in gioco, a meno che non riusciamo a spostare radicalmente la nostra visione del mondo e della realtà.
Se la resa è una caratteristica intrinseca di una mente umana sana, allora doveva già essere presente prima della nascita dell'agricoltura, della religione e della spiritualità moderne, 10.000 anni fa. E 'probabile che i nuovi concetti religiosi astratti a cui gli esseri umani hanno imparato ad arrendersi, abbiano sovvertito le modalità di resa che appartenevano da milioni di anni agli esseri umani.
Penso che nell'era dei cacciatori/raccoglitori, precedente a quella degli agricoltori, la resa della mente fosse quella spontanea, appartenente all'intelligenza biologica innata del nostro organismo. Sebbene sia impossibile definire lo stato di coscienza degli esseri umani pre-agricoli, possiamo ipotizzare sulla base di osservazioni antropologiche che poche società di cacciatori/raccoglitori siano sopravvissute nel mondo moderno.
Nelle ere pre-agricole, gli esseri umani trascorrevano probabilmente gran parte della loro esistenza in uno stato animale, nell'incarnazione dell'intelligenza organica. Una eccezionale forma di auto-consapevolezza e di comprensione di sé, che poneva grande fiducia nelle capacità istintive dell'uomo. Uno stato di coscienza e consapevolezza di sé è molto diverso rispetto a quello della nostra mente attuale, dominata dal razionalismo e dall'analisi.

Per sopravvivere nella foresta, senza la rete di sostegno di una società umana moderna, i sistemi sensoriali e percettivi di questi esseri umani dovevano essere estremamente elevati. Chi non possedeva queste qualità non poteva sopravvivere. La coscienza restava nel quadro organico, e questo probabilmente portava ad un profondo senso di fiducia - o capacità di resa - all'intelligenza biologica innata. Immagino fosse una modalità esistenziale completa, e probabilmente le le crisi e sentimenti di disconnessione esistenziale così forti nel mondo moderno erano sconosciute. Probabilmente non erano necessarie elevate aspirazioni spirituali, perché una vita che percepisce il suo posto all'interno di una rete di diverse specie viventi era probabilmente piena e completa sotto ogni profilo.
Gli esseri umani moderni si trovano a fronteggiare una grave crisi come specie: stiamo letteralmente avvelenando il pianeta di cui facciamo parte e a cui affidiamo la nostra sopravvivenza. E 'del tutto possibile che in un futuro non troppo lontano, il pianeta terra potrebbe non essere più in grado di ospitare la vita, e che l'homo sapiens si estingua. Credo che la ragione fondamentale per cui stiamo permettendo che questo accada è che negli ultimi 10 000 anni, siamo passati da una realtà e una consapevolezza di sé che si basa sull'intelligenza intuitiva, istintiva e organica ad una realtà ed esistenza che sono solo un'astrazione della mente umana. Il nostro senso di sé e la consapevolezza si basano oggi sulle idee e i suggerimenti di concetti costruiti artificialmente, invece che sulla realtà fisica e organica dei nostri corpi e del pianeta di cui facciamo parte. 
Yuval Harari dà una descrizione molto lucida della differenza  tra la realtà fisica e la realtà fittizia e immaginaria che gli esseri umani hanno creato e in cui esistono oggi. L'obiettiva realtà fisica di alberi, fiumi, vento, rocce, animali, così come la nostra intelligenza intuitiva sono la nostra eredità biologica. È la realtà in cui vivevamo gli esseri umani per milioni di anni prima della rivoluzione agricola. Nel corso degli ultimi 10.000 anni e soprattutto in tempi molto recenti, la realtà fisica e obiettiva è stato quasi completamente sostituita da una realtà immaginaria creata dalla mente umana. Denaro, paesi, culture, le società, le leggi, religioni, cieli, inferni e déi non hanno alcun fondamento nella realtà fisica. Eppure basiamo quasi tutte le nostre abitudini di vita, i comportamenti e le decisioni su queste entità fittizie create dalla mente umana. Come dice Yuval Harari nel suo discorso, queste entità immaginate ora sono le forze più potenti del mondo, anche se non sono reali. Non è un caso che il potere di queste creazioni dell'immaginazione umana aumenti proprio quando la realtà oggettiva di laghi, fiumi, alberi e animali viene maltrattata, ignorata e distrutta.  
Ma non è solo la realtà oggettiva di queste entità fisiche ad essere dimenticata e trascurata: anche la realtà della nostra intelligenza istintiva e organica è stata progressivamente abbandonata. Quanti sono oggi in grado di percepire davvero cosa accade dentro di loro, quali sono le conseguenze fisiche delle loro decisioni, dei loro comportamenti, delle loro azioni? Credo siano davvero in pochi a vivere così. La maggior parte delle decisioni, delle azioni e dei comportamenti si basano su ideologie prefabbricate e su aspettative sociali, culturali, familiari, lavorative, religiose. 
Da dove viene la capacità di resa dell'essere umano moderno? E' un concetto astratto, o fa parte dell'intelligenza organica intuitiva dei nostri corpi? Penso che rispondere a questa domanda riassuma ciò che è sbagliato nel mondo di oggi, sia in termini di benessere intrapersonale che dei nostri problemi collettivi di specie.
Se cerchiamo una soluzione rivolgendoci a pratiche spirituali, allora dobbiamo sincerarsi di non usarle per perpetuare il problema. Come già esposto, ritengo che spiritualità e religioni moderne siano parte di questo processo di astrazione, della produzione di una realtà fittizia. Qualsiasi pratica spirituale che ci chieda di dare il nostro potere ad una fantasia, non ci aiuta nella crisi che stiamo affrontando. Quasi tutte le religioni e le pratiche spirituali rientrano in questa categoria.
Ciò che può aiutarci sono invece le pratiche che ci aiutano a riscoprire e approfondire il nostro rapporto con noi stessi coltivando, e infine arrendendosi, all'intelligenza intuitiva e organica del nostro essere. Tali pratiche contribuiscono ad accrescere la fiducia in noi stessi dandoci un senso di interezza. Dobbiamo smettere di prestare fede e fiducia in idee e ideali, e iniziare a coltivare la nostra intelligenza organica. Dobbiamo smettere di cedere ai capricci degli déi, del lavoro, dei paesi, della cultura e del denaro, e iniziare ad arrenderci al potere e all'intelligenza che si esistono nei nervi e nella carne di questo nostro animale corpo umano. Ricollegandoci al rispetto e allo sviluppo della natura fisica, diverrà naturale riconettersi al rispetto della realtà oggettiva di alberi, fiumi, rocce e animali. Il percorso del ritorno a casa verso la natura inizia attraverso i nostri corpi.
Torno quindi alla descrizione del processo della pratica Ashtanga con cui ho iniziato questo saggio. Da 16 anni pratico quotidianamente due tra le più potenti tecniche di auto-realizzazione a nostra disposizione - l'Ashtanga Yoga e la Meditazione Vipassana. Entrambe queste tecniche sono collegabili a dogmi e ideologie prodotti dalla mente umana. Con questo non voglio dire che la filosofia che circonda queste tecniche sia inutile. Certo, alcune delle idee e dei concetti mentali che abbiamo creato sono positivi e utili.
Eppure, dopo 16 anni di pratica con mentalità aperta e spirito di sperimentazione, ritengo che il motivo per cui queste tecniche funzionano non si collega a ideologie e concetti, ma al loro utilizzo come modalità di incarnazione della coscienza e di sviluppo della mia intelligenza organica.
Che io sia seduto in meditazione a sperimentare il flusso sottile di sensazioni in ogni parte del mio corpo e del mio essere, che io esegua con il mio corpo e con il respiro una faticosa sequenza di asana e vinyasa, l'essenza di ciò che faccio è la stessa. Quando pratico una di queste tecniche, pratico la resa della mia mente razionale e analitica, abbandono il dominio delle idee, e mi arrendo all'intelligenza organica e alla realtà fisica del mio corpo umano, delle sue sensazioni e dei suoi sentimenti. Molti considerano gli asana come un modo per allenare il corpo e la meditazione come un modo per formare la mente. Per me, sono solo le due facce di una stessa moneta. Sono entrambe pratiche somatiche estremamente efficaci per coltivare e approfondire la sensibilità della nostra intelligenza intuitiva e istintiva.
In entrambe queste tecniche, ci sono stadi di apprendimento che richiedono una comprensione razionale e analitica. Nella meditazione Vipassana, dobbiamo imparare ad esempio a scansionare e mettere a fuoco le diverse parti del nostro corpo. Nell'Ashtanga Yoga, dobbiamo imparare a muovere il respiro all'interno del corpo, apprendere la sequenza di asana e vinyasa, allineare correttamente il corpo, ecc. Eppure, questi sono solo aspetti molto superficiali di queste discipline. Sono solo una porta che si apre su una esperienza molto più profonda di incarnazione, su uno stato di coscienza intuitiva e istintiva.
In una matura pratica di meditazione Vipassana, una volta compreso come muovere la consapevolezza attraverso il corpo, la mente cosciente può fare un passo indietro e lasciare che prendano il sopravvento gli aspetti intuitivi del processo. In molte delle mie sedute di meditazione, entro in uno stato onirico in cui continuo ad eseguire la scansione del corpo, mentre la mente cosciente resta sospesa e l'esperienza dominante è quella di immagini e visioni del subconscio. Una percezione organica del sé molto profonda -  gli strati più sottili della dei tessuti somatici si fondono con le immagini mentali corrispondenti, senza sovrapposizione di ideali coscienti o ideologie. Si entra in uno stato di profonda guarigione. I percorsi a volte dannosi della psiche vengono interrotti e riconfigurati. In queste sedute, si riduce sensibilmente il bisogno di sonno e del sogno.
Anche in una matura pratica Ashtanga la direzione cosciente dovrebbe essere ridotta al minimo. Una volta imparata correttamente la sequenza vinyasa, i principi di respirazione e di allineamento, tutto ciò che resta da fare è chiudere la mente analitica e fluire attraverso la pratica istintivamente e intuitivamente. E' qui che avviene la vera magia. Quando la mente fluisce semplicemente con il respiro e il movimento - e soprattutto con i più sottili movimenti interni collegati ai bandha - sentiamo che l'intelligenza dinamica del corpo organico prende il sopravvento. Il corpo capisce intuitivamente come muoversi o non muoversi. Capisce dove espandere e rallentare il respiro, come scivolare più in profondità in una posizione, e quando ritrarsi e non forzare una eventuale resistenza. Alcuni professionisti maturi dicono di raggiungere uno stato in cui "un'altra forza" muove il loro corpo e il loro respiro attraverso la pratica. Questa forza è certamente collegata ai bandha, ma la sua essenza è l'intelligenza organica, intuitiva, animale. Arrendersi a questa intelligenza ci porta un profondo benessere. Quando la mente analitica consapevole sovrappone le sue idee e i suoi ideali alla pratica e sovverte l'intelligenza organica, arrivano i problemi: mancanza di fiducia in se stessi, calo di autostima e auto-accettazione. Entriamo in un terreno fertile per eventuali lesioni.
Un'analisi consapevole e oggettiva delle tecniche di respirazione o di allineamento è utile e necessaria soprattutto nelle fasi iniziali della pratica. Ma, in una pratica matura che diventa tecnica di auto-realizzazione e campo per coltivare la nostra intelligenza biologica, questa analisi cosciente dovrebbe costituire solo una piccola percentuale della nostra energia e attenzione. Una pratica analitica e oggettivante è molto più superficiale di una pratica che scaturisce da uno stato puramente intuitivo e istintivo dell'essere.
Quando si è in grado di praticare in modo intuitivo, l'auto-pratica in isolamento diventa spesso preferibile alla pratica in gruppo guidata da un maestro. Mi si chiede spesso se preferisco praticare da solo per la maggior parte dell'anno, senza la guida di un insegnante, o approfondire la mia pratica e progredire con un insegnante. La verità è che quasi tutte le mie pratiche più belle e profonde si verificano nell'intimità della mia solitudine, nelle prime ore del mattino. È più facile scivolare in uno stato di pura incarnazione quando non si è preoccupati di essere osservati da altri, o di seguire istruzioni altrui. Quando siamo soli, e al buio, siamo costretti a sentirci di più.
E 'bene seguire un insegnante di tanto in tanto, e se si ha la fortuna di vivere vicino a un buon insegnante, va benissimo praticare per la maggior parte del tempo nella shala dell'insegnante. Tuttavia, tutti i praticanti davvero avanzati dovrebbero sforzarsi di essere il più possibile indipendenti nella loro pratica. Affidarsi ad un insegnante per andare "più in profondità" significa cedere il proprio potere, affidare potere al maestro, e minare la capacità di arrendersi e sviluppare fiducia nella propria intelligenza organica intuitiva.
Un buon insegnante ne è ben consapevole. Un buon insegnante sa quando un praticante è in grado di accedere alla propria intelligenza organica, e quindi richiede poca direzione esterna nella sua pratica. Un aggiustamento non necessario interromperà il processo interno dello studente. Come insegnante, maturando pongo sempre maggiore enfasi sulle capacità dei praticanti di progredire autonomamente all'interno del contenitore della Shala, con il minimo input da parte mia. I momenti migliori in insegnamento per me sono quando posso fare un passo indietro ed eseguire la scansione di una stanza con 20 e più praticanti, sentire che nessuno di loro ha bisogno della mia partecipazione. L'unico suono è quello del respiro di tutti, e tutti sono immersi nel loro viaggio interiore. Questa è la magia della pratica di gruppo: quando tutti praticano nello stato animale della coscienza organica e intuitiva.
Se uno studente ha bisogno di assistenza per raggiungere un asana particolarmente difficile, o se è bloccato, io lo aiuto. Anche ogni giorno per settimane o mesi alla volta. Ma, non appena ho la sensazione che questa persona abbia la capacità di trovare la propria strada, allora lascio la presa. E 'affascinante vedere l'intelligenza animale prendere il comando. Ognuno ha il suo modo unico e personale di trovare la strada giusta. Questo è anche il motivo per cui ritengo che sia importante non imporre ideali rigidi di allineamento. Per me, i momenti più appaganti come insegnante non sono quando aiuto fisicamente o verbalmente qualcuno a raggiungere una posizione, ma quando guardo questa persona imparare ad arrivarci da sola, senza il mio aiuto.
Non è solo attraverso lo yoga e la meditazione fisico che abbiamo accesso all'intelligenza organica del corpo umano e del nostro sistema nervoso. I nostri antenati cacciatori/raccoglitori probabilmente vivevano costantemente in questo stato. La loro vita e il loro rapporto sensoriale con il mondo e con animali, fiumi, vento, rocce e alberi erano completamente inseparabili. Facevano parte di questa insieme, vivevano in uno stato di totale incarnazione.
Qualsiasi attività che ci impone di essere sia fisicamente attivi e sensibili ci può aiutare a coltivare e approfondire la nostra fiducia nell'intelligenza organica. L'escursionismo è uno dei miei modi preferiti. Molto prima di scoprire lo yoga o la meditazione, facevo spesso trekking con un buon amico. Ci piaceva vagare per la foresta a tarda notte, camminare lungo i sentieri dei boschi, senza luci. Volevamo utilizzare altre abilità per sentire e attraversare la foresta senza inciampare o cadere. Sono abilità che si sviluppano molto facilmente e rapidamente, quando ci si arrende alle capacità innate del corpo umano. A volte uno di noi si lanciava in una corsa spontanea, e l'altro cercava di tenere il passo: decisioni improvvise per evitare rocce o alberi avvenivano in modo naturale e spontaneo. Le cose avvenivano troppo in fretta per dar modo alla mente cosciente e analitica di prendere decisioni. Era solo l'intelligenza organica a farci strada.
Mi sono ricordato di questa meravigliosa esperienza un paio di settimane fa, mentre scendevo attraverso un sentiero nel bosco dopo aver scalato Gunung Abang qui a Bali. La pista è stretta e ripida, e piena di grandi rocce, radici di alberi e fossi creati dalle erosioni. Camminavo verso valle piuttosto lentamente, scrutando con attenzione il terreno e facendo attenzione a dove mettevo i piedi. Dopo aver raggiunto un tratto particolarmente ripido, lo stress di continuare a muoversi lentamente e con attenzione era troppo, così mi sono lanciato in una corsa. Ho preso velocità e improvvisamente il mio corpo volava lungo il sentiero: era tornata l'esperienza familiare di prendere decisioni fulminee ad ogni ogni roccia, albero, fosso o curva imprevista. Ho provato un grande senso di libertà nell'abbandonare lo stress di calcolare ogni movimento, e nell'arrendermi alle reazioni organiche e istintive del corpo per giungere velocemente a valle. Anche se ogni mossa sbagliata a quella velocità avrebbe potuto provocare seri incidenti, la fiducia nella mia intelligenza organica del mio corpo mi dava la certezza che ce l'avrei fatta, sano e salvo. (...)
Come esseri umani , abbiamo trascurato o dimenticato queste capacità per troppo tempo. Eppure possiamo ancora svilupparle e perfezionarle. Osservare un praticante avanzato di Ashtanga ricorda il movimento aggraziato e organico di un animale nel suo ambiente. La qualità è la stessa, perché entrambi si muovono in base all'intelligenza organica, priva di manipolazione cosciente. Se le attività fisiche o sensoriali come il trekking (o qualsiasi tipo di sport) o la musica ci possono aiutare ad accedere all'intelligenza organica con facilità, credo che lo yoga e la meditazione spicchino come discipline particolarmente efficaci per coltivare in modo elevato questo strato della nostra natura umana .
Nell'Ashtanga Yoga, la tecnica di movimento del corpo e del respiro attraverso i Vinyasa ci permette di accedere allo strato più profondo e sottile del corpo, i bandha. I bandha non sono facilmente accessibili in altre forme di attività come il trekking, lo sport, la musica, ecc. I bandha ci accompagnano in un luogo ancora più profondo di incarnazione dell'intelligenza organica, risvegliando strati forse ancora non sfruttati del potenziale umano in questo ambito. Molti ritengono che queste tecniche portino verso stati alterati di coscienza. Preferisco pensare che ci conducano verso stati molto più profondi di incarnazione e verso un efficace approfondimento della nostra intelligenza organica.
Ma questo non avviene automaticamente. Deve esserci intenzione. Chi pratica yoga e / o meditazione affidandosi ai dogmi, imponendo ideologie alla loro pratica, finirà per oggettivare e deprimere il corpo fisico e l'intelligenza organica. Chi vede il corpo come qualcosa di "inferiore" o come un "ostacolo" da superare attraverso la pratica rigorosa certamente non diventerà più sensibili attraverso la pratica. Questo tipo di praticante di solito finisce per creare una maggiore dissonanza nel rapporto con il proprio corpo, finendo per provare sfiducia se non disprezzo per la sua intelligenza organica. Questo tipo di persona spesso mostra una mancanza di fiducia e di amore per se stessa, e l'assenza di una vera comprensione di sé. Quando parla della sua pratica, ne parla in termini di dogma e di sforzo, e non di esperienza personale. Vedo molti praticanti devoti di yoga e meditazione, che doverosamente e devotamente recitano mantra e preghiere, prima e dopo la pratica; ma osservandoli, non vedo sensibilità, fiducia o fede in se stessi, nel loro corpo, o nella disciplina che stanno praticando. La pratica diventa un ulteriore modo per diffidare del corpo e per cedere il proprio potere a un'idea. Sono persone che mostrano una scarsa sensibilità anche nel quotidiano. Invece di utilizzare le pratiche per aumentare sensibilità e consapevolezza somatica, le utilizzano per prendere le distanze dalla propria esperienza organica, sovrapponendo ad essa dogmi ed idee. 
Ritengo che sia importantissimo avvicinarsi a queste pratiche con l'intenzione di arrendersi all'intelligenza organica istintiva che vive all'interno dei tessuti corporei. Questa modalità ci conduce alla fiducia in noi stessi, all'amore verso noi stessi, e ci consente di accedere all'intelligenza animale biologica che fa parte del nostro patrimonio umano. Se queste pratiche devono contribuire a farci sentire parte del "tutto", allora dobbiamo riportare questo aspetto così a lungo trascurato e dimenticato nel nostro modo di essere. Se impariamo ad amarci e a credere in noi stessi e nella nostra "animalità", possiamo imparare di nuovo ad amare e rispettare il resto del pianeta terra, di cui siamo parte indissolubilmente, e possiamo tornare a contare su noi stessi per la nostra sopravvivenza e la longevità come specie.
Tornare totalmente ad un'esistenza da cacciatore/raccoglitore è, ovviamente, impossibile. Abbiamo abbandonato le nostre radici molto tempo fa, e non si può tornare indietro. E sono moltissime le idee meravigliose che abbiamo sviluppato negli ultimi 10.000 anni, idee che non possiamo e non dobbiamo abbandonare. Ritengo che il problema che ora dobbiamo affrontare è che ci siamo allontanati troppo dalle nostre radici, al punto che l'integrità e la longevità della nostra specie è diventata impossibile nelle condizioni attuali. E' necessario quindi un radicale cambiamento di percezione, che deve coinvolgere la re-introduzione della nostra intelligenza animale nel nostro modo di vivere e di essere. L'Ashtanga Yoga e la Meditazione Vipassana sono ottimi strumenti in questo processo, se scegliamo di usarli in questo modo."

- Iain Grysak

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